Le Reti d’impresa nel 2024

Le Reti crescono e si dimostrano una risposta concreta ai nuovi scenari di mercato.
Dal 2009, anno in cui il contratto di Rete è stato formalmente introdotto e tipizzato in Italia, ad oggi questo modello organizzativo ha preso piede nel tessuto economico nazionale, consolidandosi nel tempo.

Il VI Rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulle Reti d’Impresa realizzato da RetImpresa in collaborazione con InfoCamere e l’Università Ca’Foscari conferma questa costante evoluzione, restituendo una panoramica approfondita sulla diffusione, sulle performance e sul funzionamento dei contratti di rete nel 2024.

Il Report, a cura di Anna Cabigiosu, si compone di 8 capitoli dove vengono riportati dati quantitativi utili a definire i perimetri numerici delle Reti d’impresa e analizzati aspetti qualitativi, particolarmente interessanti per capire le motivazioni intrinseche che spingono migliaia di imprenditori a scegliere la via della collaborazione per accrescere il proprio valore sul mercato.

I DATI DELLA CRESCITA 

Se gli incentivi hanno dato una spinta considerevole all’avvio di questo modello di business alternativo 15 anni fa, le motivazioni del suo successo nel tempo si possono individuare nella capacità intrinseca della Rete di fronteggiare le avversità del mercato in maniera resiliente, offrendo alle imprese una quantità aggregata maggiore di risorse, competenze ed una cultura del confronto utile a comprendere e rispondere in maniera pro-attiva ai cambiamenti socio-economici a cui la modernità ci ha abituati.
Non è un caso che l’aumento del numero delle Reti su suolo nazionale sia avvenuto anche durante il periodo di crisi post-covid.

Il 2024 si è concluso con una significativa crescita delle Reti d’Impresa rispetto all’anno precedente. I contratti attivi hanno raggiunto quota 9.630 con un incremento dell’8,1%, coinvolgendo circa 50.000 imprese (+6,5% dal 2023). Numeri incoraggianti che trovano un riscontro occupazionale positivo con oltre 1,7 milioni di addetti che lavorano ogni giorno all’interno di Reti d’Impresa.

IDENTIKIT DELLE RETI 

Intersettoriale, di piccole dimensioni, che opera all’interno della stessa area geografica: questo l’identikit della Rete d’Impresa più diffusa in Italia, analizzando i dati dell’Osservatorio.

Possiamo infatti constatare che l’86% delle reti ha scelto la formula associativa delle “reti-contratto”.
La densità media delle imprese aderenti è estremamente bassa. Oltre l’87% delle Reti è costituita da meno di 10 imprese, addirittura più della metà è costituita da micro aggregazioni di 2-3 imprese.
Dimensioni ridotte e assenza di soggettività giuridica ci suggeriscono una tendenza all’informalità dei rapporti, spesso rafforzati da una collaborazione diretta tra poche aziende.

Geograficamente, le reti d’impresa sono distribuite su tutto il territorio nazionale, con una diffusione lievemente maggiore nel Nord Italia (39,6%), seguono il Centro con il 21,2% e il Mezzogiorno con il 20,3%.
Principalmente le reti aggregano imprese provenienti dalla medesima zona territoriale, infatti il 51,9% è costituito da aziende della stessa provincia e il 28,6% sono bi-regionali.

Anche nel 2024 si attesta una maggiore presenza di reti intersettoriali (60%). Tuttavia rispetto al 2014 è possibile notare una lenta diminuzione delle reti disomogenee di circa 20 punti percentuali, in favore delle reti uni-settoriali. La crescita di forme aggregative tra imprese dello stesso settore ci suggerisce una maggiore governabilità della rete orientata alla specializzazione competitiva.
Entrando nel merito dei settori più diffusi tra le imprese in rete, traina il comparto agroalimentare con il 21,8%, seguito dal settore delle costruzioni (14%) e del commercio (12,6%).

A livello settoriale, il comparto agroalimentare si conferma trainante (21,8%), seguito da costruzioni (14%) e commercio (12,6%). Si rafforza la presenza nei servizi turistici, in quelli professionali e nella meccanica.
Nonostante una perdita di oltre 20 punti percentuali negli ultimi 10 anni, anche nel 2024 si attesta una maggiore presenza di reti intersettoriali (60%). Inoltre, si rafforza la presenza delle reti nei servizi turistici, professionali e nella meccanica.

Esistono tre tipologie di rete che riflettono scelte strategiche di governance:

  • Reti verticali: coprono il 48,3% del totale e coinvolgono aziende della stessa filiera produttiva che scelgono di cooperare per ottimizzare l’efficienza della catena di valore.
  • Reti orizzontali: riguardano il 26,3%. In questo caso, le aziende operano nello stesso segmento di mercato o settore e si aggregano per godere dei vantaggi delle economie di scala, aumentare la gamma dell’offerta o accedere a nuovi mercati.
  • Reti miste: unisce i due modelli precedenti e corrispondono al 25,4% delle totalità.
DIVENTARE MASSA CRITICA 

Un vecchio detto recita “l’unione fa la forza”. La rete attualizza questo concetto in ambito economico, permettendo alle imprese di fare massa critica per crescere, fronteggiare le evoluzioni dei mercati e ottenere successi di business difficilmente raggiungibili se non attraverso la via della collaborazione.

Il Report permette un’analisi dei principali obiettivi che spingono le imprese a fare rete. In primis, aumentare il potere contrattuale (38%), seguito dallo sviluppo congiunto di nuove tecnologie di processo (27%) e dalla partecipazione a bandi e appalti (26%).
I dati confermano che obiettivi come lo sviluppo tecnologico condiviso, la condivisione di input produttivi e la riduzione dei costi di produzione presentano le correlazioni più significative con le performance di rete, misurate in termini di efficacia, coesione e performance di mercato.

UNO SPAZIO INCLUSIVO E SOCIALE 

L’Osservatorio ha individuato una progressiva apertura verso forme aggregative capaci di integrare dimensioni e finalità sociali nelle Reti d’Impresa.
Sono infatti sempre più le Reti che stringono partnership con enti del cosiddetto “terzo settore”, associazioni, fondazioni e cooperative senza finalità di lucro.  Queste nuove forme di partenariato dimostrano l’importanza di instaurare un dialogo con organizzazioni no profit per diffondere in maniera capillare una cultura d’impresa che sappia andare oltre strategie di mercato ed estendersi a forme di collaborazioni sociali.

Un altro aspetto su cui si è soffermata l’indagine è il tasso di inclusività, ovvero il grado di partecipazione e il ruolo delle donne, dei giovani e degli stranieri nelle Reti d’Impresa.
La presenza di “quote rose” è considerevole: 38 contratti di rete su 100 sono guidati da donne, con una concentrazione nei settori socio-sanitari, turistici e della formazione.
Di contro la presenza di imprenditori under 35 e stranieri rimane contenuta negli organi decisionali delle Reti, rispettivamente solo nel 5% e nel 4% del campione analizzato.

FARE RETE CON HAPPY NETWORK

Costituita formalmente nel 2014, Happy Network è una rete d’impresa che da anni promuove una filosofia d’impresa orientata al bene comune.
Crediamo fortemente nelle potenzialità economiche e sociali di questo modello organizzativo e siamo lieti di vedere la crescita di questo fenomeno in Italia.

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