Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do.
Se si chiama scala musicale è perché conduce da qualche parte. Questo perché la musica ha la capacità intrinseca di portarci oltre. Oltre ciò che riusciamo a dire con le parole, oltre i limiti che il corpo, talvolta, impone. In questo articolo racconteremo di un progetto terapeutico innovativo, portato avanti da di chi, tra gradini di note, ha intravisto una via verso la riabilitazione.
Parliamo di un laboratorio di una ricerca, nato all’interno dell’Unità Operativa di Neuroriabilitazione per le gravi cerebrolesioni acquisite dell’IRCCS Maugeri di Bari, per i pazienti con esiti di GCA. Un progetto che, come Rete, abbiamo scelto di sostenere in qualità di donatori.
OLTRE LO SPARTITO
La consapevolezza che la musica agisca sull’interiorità non appartiene alla sensibilità moderna, ma affonda le sue radici nella cultura classica. Nella Grecia antica, infatti, la musica era concepita come una forza capace di ordinare l’anima. Una visione che trova riscontro anche nella sua dimensione catartica. L’essere umano ha da sempre intuito che le note di uno spartito non avessero meramente un ruolo ludico e intrattenitivo, ma anche “funzionale”, quasi liminare, in grado di connetterci con le aree più profonde della nostra anima e del nostro corpo.
MUSICA COME TERAPIA
All’IRCCS Maugeri di Bari la musica si fa spazio tra i corridoi dell’Unità Operativa di Neuroriabilitazione, diventando strumento terapeutico. L’Istituto è un punto di riferimento nella medicina riabilitativa italiana e negli anni si è sempre contraddistinto per un approccio olistico al paziente, attento alla persona nella sua interezza.
Da questa visione che prende vita il progetto condotto dal Dr. Ernesto Losavio, neurologo e responsabile del laboratorio per il monitoraggio delle alterazioni cognitive e comportamentali delle gravi cerebrolesioni acquisite, e dal musicista e compositore Roberto Salahaddin Re David. Un progetto, nato tre anni fa, che affonda le proprie origini nella volontà di mettere la musica al servizio delle persone più fragili.
Arte e scienza dialogano per offrire una nota di speranza a chi convive con gli esiti di una Grave Cerebrolesione Acquisita.
IL PROGETTO
Non tutti i pazienti che Roberto Salahaddin Re David e il dott. Ernesto Losavio incontrano possono rispondere verbalmente. Alcuni si trovano in stato vegetativo, altri stanno affrontando le faticose tappe di una riabilitazione neurologica e presentano importanti compromissioni cognitive e del linguaggio.
Eppure la musica può rappresentare un canale di comunicazione capace di stimolare l’attività cerebrale dei pazienti, come suggerito dagli studi condotti in ambito neuroriabilitativo. Anche quando la comunicazione verbale è fortemente compromessa, rimane infatti possibile instaurare una relazione attraverso l’osservazione delle espressioni facciali e delle reazioni comportamentali in risposta allo stimolo musicale.
Il suono infatti, interagisce con il cervello e apre una porta in più per favorire il recupero funzionale dei pazienti
L’attività di Roberto consiste nell’esecuzione musicale dal vivo nei reparti e nella composizione di brani pensati per i pazienti, dopo un confronto con i medici e aver raccolto informazioni sulla loro storia clinica e personale.
L’esperienza maturata negli anni ha prodotto anche risultati di significativo interesse scientifico. Le analisi condotte attraverso studi hanno evidenziato come l’esposizione alla musica possa influenzare l’attività cerebrale dei pazienti, contribuendo ad approfondire la conoscenza dei meccanismi con cui il suono interagisce con il cervello umano.
ASCOLTO DINONTORGANICO
Ordinate sullo spartito, le note sono parti interconnesse di uno stesso progetto sinfonico, che operano in armonia nella creazione di una melodia.
Una metafora che esprime la nostra visione dell’agire economico e l’idea di una impresa interconnessa con ciò che la circonda, che opera inseguendo il bene comune, sostenendo progetti come questo.

